Giuseppe Cinà

Giuseppe Cinà
Graphic Designer & Fotogrago, Palermo

Grafo è il nome d’arte di Giuseppe Cinà. Il suo percorso comincia con la street art, prosegue con la scenografia, la fotografia, e approda infine al design, nelle sue diverse forme. Questo ha permesso di sviluppare una specializzazione orizzontale fra le varie discipline della creatività.
Dopo la laurea in Disegno industriale, e alcuni premi in contest di design (1° Sara Young Designer Award – Domus Academy) e di fotografia, collabora come Visual designer per varie aziende siciliane.Dal 2014 disegna e produce le sue creazioni sotto il brand Grafo. Vive a Palermo nella località balneare di Mondello, dove è cresciuto e da cui tra ispirazione per il suo lavoro e le sue passioni.

Perché hai deciso di partecipare a ThinkTile?

Ho deciso di partecipare a Think Tile perchè fin da subito ho percepito l’alta qualità della proposta e la serietà e professionalità di Mirage, cosa abbastanza rara di questi tempi, in cui difficilmente viene tenuto conto delle opportunità di entrambi i soggetti coinvolti nell’iniziativa, promotori e partecipanti. Personalmente, poi, nel mio percorso mancava un’esperienza come questa, che mi mettesse a stretto contatto con una realtà produttiva importante per apprendere tutte quelle cose che non si possono apprendere dal proprio studio. Avevo bisogno di qualcosa che mi desse nuovi stimoli e un confronto più completo.

Che cos’è per te il Design?

Il design è per me come un filo conduttore invisibile tra un prodotto e il suo utente, che permette ai due di instaurare una relazione. Il design dà un’anima agli oggetti inanimati, rendendoli come vivi, non più quindi solo oggetti di utilità ma veri e propri compagni di giornata, a cui affezionarsi e in cui identificarsi. Quest’anima può essere un concept che stimola la sfera logica o emotiva, oppure può essere un’attenta ricerca formale e tecnica che dona carattere e qualità all’oggetto; il design in questo caso è l’anello di congiunzione di discipline a volte anche molto distanti tra loro, come scienze, arte, tecnica, etica, umanistica, cultura visiva…

Cosa rappresenta oggi per te la ceramica nella progettazione degli spazi?

La ceramica rappresenta l’identità di un ambiente, può essere la pelle di uno spazio nudo, o il vestito di uno luogo di ricevimento, o a volte la tela scenografica di un ambiente che è il protagonista di una messa in scena. Il mio percorso nelle arti creative è iniziato da giovanissimo con la street art e il writing, sfociati poi nella scenografia, perciò ho da sempre ricercato e studiato il potenziale estetico ed emotivo delle superfici di uno spazio. La ceramica, oggi, ha ancora ampi margini di espressione nella progettazione di interni, e soprattutto oggi il limite non è più tecnico ma culturale.

Come valuti l’esperienza del team ThinkTile?

Sono molto soddisfatto del team ThinkTile, penso che Mirage abbia fatto un ottimo lavoro di selezione per garantire un’eterogenità tra i componenti del team. Ognuno di noi proviene infatti da percorsi e background molto differenti, e questo ha reso stimolante il confronto e ha fatto in modo di arricchire ulteriormente l’esperienza formativa del workshop, proveniente non più solo dall’azienda ma anche dal resto del team. Inoltre anche da un punto di vista strettamente umano è scaturito un affiatamento e uno scambio inaspettati, e di questo il merito va anche a Mirage per aver tenuto il workshop sotto un clima familiare e fuori da logiche di competizione.

Come team, cosa pensi di aver dato a Mirage durante questi 7 giorni di workshop?

Penso che il team abbia portato una ventata di freschezza all’interno di Mirage. Le migliori innovazioni derivano sempre dall’incrocio di punti di vista differenti e lontani tra loro, e la prospettiva di chi è fuori dallo schema produttivo aziendale può essere preziosa. Perciò credo che il team, ognuno con la sua particolarità, abbia offerto delle visioni insolite al mondo della ceramica e quindi certamente interessanti, se non realmente perseguibili.

 

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