Chiara Aliotta

Chiara Aliotta
Graphic Designer, tra Caltanisetta e Syros (Grecia)

Sono la mente creativa di Until Sunday, un piccolo studio grafico che ho fondato nel 2012 con sede in Italia e in Grecia.
L’esperienza mi ha aiutata a comprendere le parole nascoste nei brief di progetto, le espressioni e le frasi non dette dai clienti. Decodificando questi segnali, inizialmente insensati e incomprensibili, ho capito che le persone sanno quasi sempre cosa vogliono, ma non sempre sanno come esprimerlo.
Il nostro compito in quanto designer è trovare quelle parole mancanti che completano la frase, o usando le parole di Giovanni Pascoli, uno dei miei poeti preferiti: “Il poeta (nel caso nostro, il designer) è colui che esprime la parola che tutti avevano sulle labbra e che nessuno avrebbe detta.”
Questo pensiero si rispecchia nel mio lavoro, nella ricerca continua di stimoli, nell’ approccio pragmatico verso le nuove idee, nell’attenzione meticolosa dei dettagli e nella costante dedizione ad ogni fase del progetto.

Perché hai deciso di partecipare a ThinkTile?

Stavo cercando una nuova sfida. Il vostro workshop sembrava soddisfare la mia necessità di misurarmi con un ambiente a me non familiare e la possibilità di imparare qualcosa di nuovo.La ceramica assomiglia ad un altro elemento che amo tanto e con cui lavoro spesso, la carta.Come la carta, la ceramica vanta di una storia millenaria.E’ un materiale che testimonia l’evoluzione del genere umano e proprio perchè siamo così abituati alla sua esistenza, molto spesso ne sottovalutiamo la sua bellezza materica.Inoltre, proprio per la sua storia, è un materiale che ha conosciuto infiniti usi e con il quale è difficile pensare a nuove cose mai pensate prima.Ed è proprio qui che la mia avventura con Mirage ha avuto inizio.

Che cos’è per te il Design?

Il termine design è complesso da spiegare. Oggi è usato per indicare tantissime cose e molto spesso per giustificare il prezzo inaccessibile o un’idea fuori dall’ordinario ma inutilizzabile nella vita reale.Io penso che il design deve essere sinonimo di accessibilità. A volte ci si dimentica del lato sociale che il design può ricoprire, per ridurre il tutto ad esercizi stilistici e di forma. Questo è un processo bellissimo in fase di brainstorming, ma quando ci si confronta con la vita reale, vale molto poco.ll compito del designer è quello di migliorare la vita delle persone comuni, creando oggetti che arricchiscono la nostra quotidianità di poesia ed emozione, ma senza isolarli dalla loro funzione.

Cosa rappresenta oggi per te la ceramica nella progettazione degli spazi?

La ceramica rappresenta esattamente l’idea che ho di design: funzionale, creativa e soprattutto accessibile. Ha una fascino estetico unico: è un’oggetto bidimensionale che però riesce a creare spazi spazi tridimensionali, definirli e decorarli senza venire meno al suo valore prettamente funzionale.Non penso che in architettura esistano tanti elementi che possano vantare di questo invidiabile connubio.

Come valuti l’esperienza del team ThinkTile?

Da ripetere! Non mi sono divertita tanto in un workshop. Il team con cui ho avuto l’onore di lavorare era estremamente eclettico: venivamo tutti da esperienze diverse e questo trasparirà molto nei nostri progetti.Penso che più di ogni altra cosa ho apprezzato la capacità di lavorare insieme in così poco tempo e di creare delle sinergie in cui collaborare era l’unico modo per tirare fuori delle idee originali ed uniche. Ovviamente a questa bellissima esperienza hanno contribuito le persone che lavorano a Mirage,
che guidandoci creativamente durante questi sei giorni, sono riusciti a creare un clima aperto e sincero.

Come team, cosa pensi di aver dato a Mirage durante questi 7 giorni di workshop?

La freschezza di pensiero, nuovi spunti creativi e tanto entusiasmo.Penso anche un po’ di grattacapi da risolvere. Proprio perché molti di noi non conoscevano la materia e i limiti da essa imposti, sono venute fuori idee che definirei “futuristiche”.Diciamo che vi abbiamo messo un po’ in crisi con le nostre richieste.Ma penso che è proprio quello che Mirage voleva da questo workshop: mettersi in discussione e valutare nuove idee e percorsi.In questo workshop anche il team di Mirage incaricato di seguirci ha dato tantissimo, dal loro preziosissimo tempo alla condivisione del loro immenso know-how. Ed è bello vedere che esistono ancora aziende italiane con l’esperienza di Mirage che amano condividere e guardano un po’ più in là, non al futuro, ma ad un presente prossimo.Direi che questo approccio è proprio degno del nome Mirage!

 

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